Ecco un esempio di sintomi di attacchi di panico manifestati nelle persone:

battito accelerato, testa vuota, respiro affannoso, sensazione di perdere il controllo, di morire o di impazzire…

Nonostante sia uno dei disturbi d’ansia più diffusi c’è molta confusione su cosa sia in realtà un attacco di panico; in questo articolo cercherò brevemente di spiegarvi cosa succede al nostro corpo quando viene sperimentato un attacco di panico.

Quando una persona è in preda ad un attacco di panico, significa che sta esperendo un aumento improvviso di paura o un intenso disagio fisico / emotivo che raggiunge il suo picco massimo in pochi minuti.
I sintomi di attacco di panico sperimentati sono quattro o più dei seguenti:

  • tachicardia, palpitazioni;
  • tremori;
  • sudorazione;
  • dolore o fastidio al petto
  • sensazione di svenimento, testa leggera (testa vuota);
  • sensazione di torpore o formicolio;
  • brividi o vampate di calore;
  • derealizzazione e depersonalizzazione;
  • rigidità muscolare;
  • nausea;
  • paura di perdere il controllo, di impazzire o morire.

Perché succede tutto questo?

Gli attacchi di panico si innescano quando la persona percepisce alcune sensazioni corporee o mentali legate all’attivazione fisiologica, che di per sé sono innocue, come un segnale altamente minaccioso e di pericolo (segno di un attacco cardiaco, di morte, di soffocamento…). Se questo stimolo viene percepito come una minaccia incombente la persona inizierà a provare molta ansia che a sua volta aumenterà queste sensazioni temute, dando origine al circolo vizioso che ha il suo culmine con l’attacco di panico.

Quindi gli attacchi di panico sono il risultato di interpretazioni catastrofiche di eventi fisici e mentali considerati come segni di una minaccia imminente.

Per quale motivo si hanno questi sintomi?

Quando si provano tutti quei sintomi fisici durante un attacco di panico si è frastornati e spaventati anche perché non si capiscono le motivazioni.
Cercherò ora di spiegare il perché di questa sintomatologia.

Non si può parlare di ansia e di attacchi di panico se prima non si parla dell’amigdala e della sua importanza per la nostra sopravvivenza.
L’amigdala è un piccolo nucleo a forma di mandorla che fa parte del sistema limbico, una delle aree più antiche del nostro cervello. L’amigdala si è formata precocemente nella storia dello sviluppo del cervello umano poiché regola l’ansia e la paura ed è essenziale per la nostra sopravvivenza. Come una centralina, si attiva quando ci troviamo di fronte a una situazione minacciosa ed ha il compito di favorire la comparsa di reazioni d’allarme rapide di fronte a pericoli o situazioni minacciose, che possono presentarsi indipendentemente dai ragionamenti consapevoli, ed è proprio grazie a questa velocità che ha garantito la sopravvivenza della specie.
I segnali provenienti dagli organi di senso infatti raggiungono per primo il talamo, un’altra zona del cervello che se etichetta lo stimolo come minaccioso o sconosciuto, viene inviato all’amigdala e da qui attiva la risposta corporea del sistema nervoso simpatico allo scopo di preparare l’organismo all’attacco o alla fuga.
Immaginiamo quindi di trovarci nella preistoria e un grosso animale ci sta correndo addosso. Cosa succede al nostro organismo? Deve prepararsi rapidamente alla fuga, altrimenti non sopravviverebbe. E cosa succede al nostro corpo? Ha una reazione di paura / ansia:

  1. le pupille iniziano dilatarsi per vedere più in profondità;
  2. il battito cardiaco aumenta per essere più pronti all’attacco o alla fuga;
  3. le gambe aumentano la tensione muscolare per prepararsi a fuggire più rapidamente;
  4. i bronchi si dilatano per aumentare la scorta di ossigeno che serve per correre portando a iperventilazione;
  5. le parti del corpo sudano (mani ecc…) per raffreddare il corpo durante la corsa;
  6. l’attività digestiva viene inibita perché il sangue è tutto concentrato nel cuore e polmoni (da qui la sensazione di nausea);
  7. la sensazione di testa vuota è motivata dalla diminuzione di sangue e quindi dalla diminuzione dell’apporto di ossigeno nella testa;
  8. avvertiamo la necessità di fare bisogni, questo per alleggerirci ulteriormente e fuggire più rapidamente possibile;
  9. le mani diventano più fredde e rigide a causa della diminuzione di sangue;
  10. aumenta la secrezione dell’adrenalina da parte del surrene per preparare lo stato di allerta, stimola il rilascio del glucosio da parte del fegato per avere maggiore scorta di zuccheri, e quindi di energia.

Che succede se tutti questi sintomi vengono provati da fermi, solo a livello mentale, senza che alcun pericolo ci stia venendo incontro?

Tutte queste condizioni fisiche finalizzate alla sopravvivenza in realtà vengono vissute come sgradevoli perché, a differenza dei nostri progenitori che dovevano confrontarsi con pericoli reali di vita o di morte, adesso i pericoli sono più simbolici e non richiedono una risposta di attivazione così evidente da un punto di vista fisico. Quando la minaccia è psicologica, i nostri muscoli delle gambe non saranno percepiti come pronti per attivarsi, ma come tesi e contratti, i nostri bronchi ci porteranno a iperventilare, non capiremo il motivo della nostra tachicardia o la attribuiremo ad altre ragioni, non comprenderemo la cessazione della circolazione sanguigna periferica a favore di quella centrale, ma percepiremo solo la freddezza delle estremità delle mani e dei piedi.

Ed ecco che un’interpretazione errata di questi sintomi non farà altro che aumentare i sintomi stessi ed arrivare fino all’attacco di panico vero e proprio.

Per un maggiore approfondimento potete leggere un altro articolo su come riconoscere un attacco di panico.

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